Libri che scottano

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Giovedi’ 5 marzo, con un gruppo un po’ assottigliato, si e’ parlato di Fahrenheit 451. L’argomento si prestava a lunghe digressioni che infatti ci sono state. Prima fra tutte la collocazione temporale della vicenda narrata nel libro. Fahrenheit e’ stato scritto da Ray Bradbury nel 1951, inizialmente apparso come racconto breve dal titolo The fireman sulla rivista Galaxy Science Fiction, pubblicato poi come romanzo nel 1953.

Anni ’50 quindi, poco dopo l’orrore nazista e nel pieno del maccartismo americano con la sua caccia alle streghe comuniste, con l’invasione dell’elettrodomestico e le donne robot del film La moglie perfetta. Gli Stati Uniti sono terrorizzati da tutto e decidono che il popolo deve smettere di pensare per il suo stesso bene. In questo contesto si colloca alla perfezione il romanzo di Bradbury dove gli schermi televisivi entrano nelle case della gente invadendole del tutto e da li’ nei loro cervelli ormai incapaci di ricordare, di muovere obiezioni e privi di stimoli che non siano causati dall’andare veloci in auto. Una societa’ che decide che il pensiero e’ fuorilegge deve necessariamente rendere innocui quei pericolosissimi “oggetti” che contengono il frutto migliore delle mente migliori: i libri. E niente e’ meglio del fuoco per distruggere senza lasciare il minimo frammento.

Tornando all’incontro di giovedi’ 5 marzo, si e’ tentato di collocare temporalmente il romanzo, con l’orribile consapevolezza della vicinanza estrema dei fatti narrati alla nostra quotidianita’ invasa da tronisti e veline. Tutte, e stavolta non uso il femminile ideologicamente, ma perche’ di sole donne trattasi, hanno nominato l’angoscia scaturita dalla lettura per due motivi. Prima di tutto la societa’ descritta e’ terribile e, per un gruppo di lettrici che sfidano le intemperie che ad ogni incontro si scatenano, l’idea di una vita senza libri e’ intollerabile,  ma poi c’e’ anche l’orrida coscienza che la nostra societa’ non e’ poi tanto distante da quella tratteggiata da Bradbury soprattutto in un Paese come il nostro dove la TV spadroneggia e la media di libri letti ogni anno e’ bassa e, secondo l’ISTAT (dato del 2006), piu’ di venti milioni di persone non leggono nemmeno un libro all’anno.

Giovedi’ si sono uditi solo commenti positivi, Bradbury e’ andato a segno.

Molto bello l’intervento di Emilia che ha detto di aver letto il lbro all’inizio per senso del dovere, come se dovesse svolgere un compito e che invece si e’ fatta conquistare dalla scrittura man mano che la lettura procedeva. Il senso di un gruppo di lettura e’ anche questo, imbattersi in libri che spontanemanete mai si sarebbero letti. O no?

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2 Risposte to “Libri che scottano”

  1. brionytallis Says:

    Serata veramente interessante, come già detto da Lisbeth.

    Un chiarimento per Carla che ha sostenuto che molti vocaboli utilizzati (nella traduzione italiana) sono un po’ ostici.

    Solo un esempio: la parola “altea” nella prima pagina. Nella versione originale il vocabolo è marshmallow, che ha un senso nel contesto. Il traduttore italiano (non dimentichiamolo .. negli anni 50) ha invece utilzzato il primo significato della parola inglese che vuol dire appunto altea (un tipo di pianta) . Il secondo significato cioè “caramella morbidissima bianca e rosa” o “cotone dolce” (fatto originariamnte co il succo dela pianta) probabilmente non era conosciuto dal traduttore. Anche chi ha tradotto il mitico Charlie Brown ha usato per lo stesso prodotto la parola “toffoletta”.
    La scena descritta da Bradbury descrive infatti il marshmellow infilzato su un ramo e scaldato al fuoco (come fanno i personaggi di Schulz), consuetudine diffusa negli USA specialmente durante le serate all’aria aperta.

    Ancora una volta ciò ci dimostra quanto un libro possa essere valorizzato o sminuito da una traduzione superficiale. Nel caso di Fahrenheit il traduttore è scusato in quanto ha dovuto tradurre vocaboli di oggetti “al di là di venire” (lo stesso marshmallow è stato brevettato solo nel 1948 negli USA).

  2. lisebeth Says:

    Gran problema quello della traduzione che a volte diventa tradimento. Grandi esempi anche nel cinema: Princess Mononoke ad esempio stravolta da una malatraduzione tra l’altro fatta dall’inglese e non dal giapponese. Ma anche l’esempio più noto di The millionnaire che ha fatto diventare musulmani i persecutori quando invece erano i perseguitati.

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