Adelphi, matrimoni e figurine

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Giovedi’ 4 febbraio abbiamo discusso di La storia di un matrimonio di Andrew Sean Greer. Ecco il ritorno delle due fazioni: l’entusiasmo e il siiii’ carinooo maaaaa.

Sciura pina entusiasta, ha letto il libro in 20 ore (ovviamente di fila), Laura molto contenta di averlo letto, tanto che ha effettuato ricerche sul periodo storico narrato per capire se la societa’ e’ come si intuisce nel romanzo, Lucia entusiasta sia della storia che della scrittura, Rita ha esaltato il libro e anche il racconto da cui e’ scaturito: La ballata di Pearlie Cook. Briony Tallis, l’unica ad aver gia’ letto il romanzo, ha confermato la prima impressione e cioe’ quella di essersi imbattuta in un ottimo libro, anche se Le confessioni di Max Tivoli, dello stesso autore, sono una spanna sopra. Fulvia ha esordito con “con questo vi siete fatte perdonare Pynchon” che ci ha fatto capire quanto avesse apprezzato il libro, bella storia, bella scrittura, scorrevole, l’ha letto in poco tempo.

Francesca gia’ si e’ posizionata su un bello MA da pagina 50 in poi si appiattisce, Massimo era del medesimo parere, nel racconto non succede niente, soprattutto non succede cio’ che dovrebbe succedere nella storia di un matrimonio (anche se qui e’ stato un po’ criptico🙂. In tutto questo Rosella, che non era interessata a terminare la lettura del libro, incalzava chi iniziava le frasi con “a me e’ piaciuto” con il suggerimento di un’avversativa “si’ ti e’ piaciuto MA…” e di solito ai puntini di sospensione qualcosa seguiva.

Missmorland ha sancito anche lei la piattezza soprragiunta dopo pagina 50 e la paura (estrema) della banalita’ del finale. Paola ha definito il romanzo in questione privo di emozione e poco coinvolgente a differenza de L’incanto de lotto 49 (di cui ancora non ho scritto perche’ sono impegnata a leccarmi le ferite che non si rimarginano) che invece ha letto tutto d’un fiato e che l’ha portata a scoprire un filone post moderno ancora da sondare in pieno. Io sono in linea con Paola, mancano le emozioni, sembra un compito di scrittura creativa e, fatto imperdonabile, scade nel lezioso in alcune descrizioni! (stendendo un velo pietoso sul finale).

Ah, dimenticavo la figurina del titolo. Propongo uno stringatissimo riassunto del romanzo letto: e’ la storia di due che tentano di scambiarsi una figurina.

A la prochaine (se mi riprendo scrivo anche di Pynchon).

3 Risposte to “Adelphi, matrimoni e figurine”

  1. rusceris Says:

    Ce l’ho, ce l’ho… mi manca!

  2. Sciura Pina Says:

    sì, ma…

  3. brionytallis Says:

    Bellissimo lo “scambio della figurina”. (e comunque lo scambio figurine è un vissuto per noi nati negli anni 50-60 che voi nati negli anni 70-80 neanche vi immaginate :-))
    Un po’ stile twitter (beh si sto leggendo il libretto che ho preso sabato…): potremmo fare l’esercizio anche sui libri già letti dai desperate, naturalmente in due versioni: “ci piace” (SECONDA persona PLURALE , letteralmente e non perchè va di moda) “non ci piace” (vedi sopra).
    Che ne dite ? Ci proviamo ?

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