Otto: “E come faceva ad aprire le ali? La Poesia è forse una farfalla?”

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C’era una volta un prigioniero… No: c’era una volta un bambino… Meglio ancora: c’era una volta una Poesia…Anzi, facciamo così: C’era una volta un bambino che aveva il papà prigioniero.”E la Poesia?” direte voi “Cosa c’entra?” La Poesia c’entra perché il bambino l’aveva imparata a memoria per recitarla al suo papà, la sera di Natale. Ma, come abbiamo spiegato, il papà del bambino era prigioniero in un Paese lontano lontano.
Un Paese curioso, dove l’estate durava soltanto un giorno e, spesso, anche quel giorno pioveva o nevicava. Un Paese straordinario, dove tutto si tirava fuori dal carbone: lo zucchero, il burro, la benzina, la gomma. E perfino il miele, perché le api non suggevano corolle di fiori, ma succhiavano pezzi d’antracite. Un Paese senza l’uguale, dove tutto quello che è necessario all’esistenza era calcolato con così mirabile esattezza in milligrammi, calorie, erg e ampère, che bastava sbagliare un’addizione – durante il pasto – per rimanerci morti stecchiti di fame.
Stando così le cose, arrivò la sera della vigilia, e la famigliola si trovò adunata attorno al desco, ma una sedia rimase vuota. E tutti guardavano pensierosi quel posto vuoto, e tutto era muto e immobile nella stanza, perché anche l’orologio aveva interrotto il suo ticchettare e la fiamma era ferma, come gelata nel camino.
Allora il bambino, chi sa perché – si levò ritto sul suo sgabello, davanti alla sedia vuota, e recitò ad alta voce la Poesia di Natale:
Din don dan la campanella
Questa notte suonerà
E una grande, argentea stella
Su nel ciel s’accenderà…
Il bambino recitò la sua poesia avanti alla sedia vuota del papà e, com’ebbe finito, la finestra si spalancò ed entrò una folata di vento. E la Poesia aperse le ali e volò col vento.

“La Poesia aperse le ali? ” direte voi “E come faceva ad aprire le ali? La Poesia è forse una farfalla?”
No, la Poesia è un uccellino. Un uccellino fatto di cielo azzurro impastato in un raggio di luna. Un uccellino che nasce (come sboccia un fiore) nel tiepido cuore del poeta, e subito scappa fuori dalla sua rossa gabbietta e va a saltare sul foglio banco che sta sopra la scrivania.
Ma non può ancora volare perché gli mancano le ali: e allora il poeta intinge la penna e gli fabbrica le ali con le più belle parole che gli vengono alla mente. E ogni verso diventa una piuma. E quando tutto è finito, l’uccellino spicca il volo e porta per il mondo le parole del poeta. E tutti le leggono perché l’uccellino si posa – ad ali spiegate – dovunque scorge un foglio bianco, e le parole si vedono benissimo perché l’uccellino è fatto di aria trasparente, mentre le parole sono scritte con l’inchiostro di China.
La Poesia dunque spiccò il volo e via col Vento. “Dove vuoi che ti porti?” le domandò il Vento.
“Portami nel Paese dove è adesso il papà del mio bambino”, disse la Poesia.
“Stai fresca!” rispose il Vento, “Perché prendano anche me e mi mandino al lavoro obbligatorio a far girare le pale dei loro mulini a vento! Niente da fare: scendi!”
Ma la Poesia tanto pregò che il Vento acconsentì a portarla almeno alla frontiera.
E cammina, cammina, cammina nella notte di pece, finalmente arrivarono al confine e il Vento fermò il motore, e la Poesia scese e si avviò a piedi verso la siepe che divideva i due Paesi. Faceva tanto freddo che la povera poesiola aveva tutte le rime gelate e non riusciva neppure a spiccare il volo.
“Dove vai?” le chiese un vecchio il quale, con uno stoppino legato in cima a una pertica, cercava invano d’accendere qualche stellina nel cielo nero. “dove vai?”
“Al campo di concentramento”, rispose la Poesia senza fermarsi.
“Ohimè”, sospirò il vecchio, “internano anche la Poesia, adesso? Cosa ci resterà più?”

Una Risposta to “Otto: “E come faceva ad aprire le ali? La Poesia è forse una farfalla?””

  1. rusceris Says:

    Questa la so!!!

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