Dodici: Questo racconto di Natale non fa eccezione

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Esiste una legge fra i letterati, approvata a suo tempo dagli editori su esortazioni del loro pubblico votante, che stabilisce che nei racconti di Natale debbano esserci i bambini. Questo racconto di Natale non fa eccezione: in effetti, quelli a cui i bambini non piacciono protesteranno che abbiamo esagerato. E confessiamo fin da subito che si tratta di un racconto che parla di Bambole, che c’entrano Babbo Natale e persino un Ladro; anche se, quanto a quest’ultimo, di chiunque si tratti – e qui sta il punto – certamente non è Barabba, nemmeno fuor di parabola.

Un altro paragrafo della legge che i regola i racconti di Natale prescrive che essi debbano essere inclini alla Dolcezza e alla Luce. La prima sgorga, naturalmente, dagli orfani e dal sempreverde miracolo che si ripete ogni anno; quanto alla Luce, verrà fornita alla fine, come al solito, da quel radioso prodigio che è Ellery Queen. Il lettore di animo più tetro troverà invece una buona dose di Tenebre nella persona e nelle azioni di uno che, almeno dal tormentato punto di vista dell’ispettore Queen, rappresentava senza ombra di dubbio l’alato Principe di quelle regioni. A proposito, il suo nome non è Satana, ma Comus; ed è piuttosto paradossale, dal momento che il Comus originale, come tutti sanno, era il dio della baldoria e della gioia, emozioni non comunemente associate agli inferi.

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