Quattordici: Eppure era come se la pace di Natale fosse già scesa sulla città

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Harry uscì dalla metropolitana e arrivò in Egertotget. Era il il pomeriggio del 23 dicembre e la gente andava a caccia degli ultimi regali. Eppure era come se la pace di Natale fosse già scesa sulla città. La si vedeva sui volti delle persone, che sorridevano soddisfatte per aver concluso i preparativi per i giorni di festa, o che in caso contrario sorridevano comunque. Un uomo in tuta da sci barcollava come un astronauta, ridacchiando e soffiando vapore dalle guance paffute e rosee. Ma in mezzo alla folla Harry vide un viso disperato. Una donna pallida che indossava una giacca di pelle nera con i gomiti bucati, appoggiata al muro vicino al negozio di orologi, che batteva i piedi sul marciapiede per scaldarvi.

Quando vide entrare Harry, il giovane dietro il bancone si illuminò. Finì di servire il cliente che aveva davanti e sparì nel retrobottega. Tornò con l’orologio del nonno e lo posò sul bancone con un’aria di fierezza.
“Funziona” disse Harry stupito.
“Tutto si può aggiustare” replicò il giovane. “Deve solo stare attento a non caricarlo troppo, perché altrimenti consuma il meccanismo. Provi, così le faccio vedere.”
Mentre Harry caricava l’orologio, sentì la frizione ruvida del metallo e la resistenza della molla

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